IL TEVERE, IL TERRITORIO, L’AMBIENTE: un grande parco dalla sorgente alla foce Stampa

di Giovanni Paolo Tesei

Le sorgenti del Tevere si trovano sul versante meridionale del Monte Fumaiolo, a circa 1300 metri di altezza, in una fitta faggeta. Il punto in cui sgorga l’acqua è segnato da una colonna marmorea  sormontata da un’Aquila Reale, qui innalzata negli anni trenta del ‘900. Fino al 1923 questo luogo si trovava in Toscana, ma in quello stesso anno un decreto del Governo rettificò i confini regionali per far si che “il fiume sacro ai destini di Roma” nascesse in Romagna (provincia di Forlì), patria del “Duce”.

 

È brevissimo comunque il tratto romagnolo del fiume, che scorre in un paesaggio caratterizzato dall’alternanza di aspri rilievi scoscesi e fortemente erosi e di dolci pendii ricoperti da boschi di faggi, castagni e roverelle. Pochi chilometri e il Tevere entra in Toscana, dove attraversa il primo centro urbano di una certa importanza, Pieve S. Stefano. A poca distanza da qui, verso valle, in anni recenti, con la costruzione di una diga in cemento alta 64 metri, si è formato un grande bacino artificiale che ha mutato radicalmente il paesaggio. Si tratta del lago di Montedoglio, 145 milioni di metri cubi di acqua per il fabbisogno idrico della Valdichiana, meta di pescatori e surfisti, circondato da terre coltivate e prati verdissimi che digradano fino a lambire l’acqua di un colore azzurro intenso.

 


Anche il tratto Toscano è breve, solo 30 chilometri. Poco più a valle di Borgo Sansepolcro, il paese natale di Piero della Francesca, il Tevere entra in Umbria.

Questo tratto dell’alto corso del fiume, da San Giustino fino ad Umbertine, identificato col nome di Val Tiberina, era occupato nel Pliocene da un lago di vaste proporzioni che si estendeva fino a Terni e Spoleto, biforcandosi in due rami all’altezza di Perugia. Il lago durò circa un milione di anni e il suo  colmamento  generò la valle attuale.

Il paesaggio si fa via via più suggestivo, per lo più incontaminato, come quello raffigurato negli affreschi e nei dipinti del ‘400 e del ‘500. Si susseguono campagne coltivate e ben ordinate, colline dolci e ondulate, città turrite e borghi arroccati sulle alture.

Lasciata sulla destra Perugia, che controlla strategicamente dall’alto di un poggio un crocevia di valli e di vie di comunicazione, il fiume, continuando a scorrere in direzione nord-sud, riceve da sinistra il Chiascio uno dei suoi maggiori affluenti. Poco più a valle lambisce Deruta, città di rinomanza internazionale per la produzione di ceramiche artistiche, realizzate utilizzando argille di provenienza locale, reperite nel fondovalle un tempo paludoso.

A Todi, lo splendido borgo medioevale che sorge su di un altura a dominare la Val Tiberina, il fiume piega a sud-ovest e per un tratto di circa 50 km è compreso nel Parco Regionale del Fiume Tevere, istituito nel 1995. Questa area naturale protetta riveste notevole importanza sia faunistica sia vegetazionale e comprende i due bacini artificiali denominati Lago di Corbara e Lago di Alviano. Il Lago di Corbara, con le sue coste scoscese e frastagliate e le sue acque profonde (51 m), è il secondo lago umbro dopo il Trasimeno, con una superficie superiore a 10 Km quadrati e un volume d’acqua di 192 milioni di metri cubi. Il bacino di espansione di Alviano è assai più ridotto: la superficie lacustre è di 1,5 Km quadrati, la profondità di 11 m. Il lago è inserito in un’importante oasi faunistica che comprende 500 ettari di palude, ricca di vegetazione ripariale e palustre e di varie specie di uccelli acquatici e  limicoli. L’oasi, istituita nel 1978, è gestita dal  WWF fin dal 1990.

 


Ancora pochi chilometri di territorio umbro e il Tevere entra nel Lazio all’altezza di Orte. Subito dopo riceve da sinistra la Nera e da qui il Tevere perde il carattere torrentizio che lo ha contraddistinto fin dalla sorgente con acqua bassa a scorrimento veloce ed elevata turbolenza ed assume carattere   lentico e regime tipicamente fluviale che lo accompagnerà sino alla foce.

Da Magliano Sabina a Roma il Tevere attraversa un territorio di particolare pregio ambientale, caratterizzato dal paesaggio tipico della Campagna Romana e dalla presenza di complessi architettonici di elevato interesse storico-artistico, come l’Abbazia di Farfa, la Chiesa di S. Andrea in Flumine, il Castello di Fiano Romano, i nuclei storici di alcuni centri minori (Magliano Sabina, Torrita Tiberina, Nazzano Romano, ecc). Il fiume è inoltre parte integrante della Riserva Naturale di Nazzano – Tevere – Farfa, istituita nel 1977, che si estende su un’area di 700 ettari, considerata zona umida di “interesse internazionale”, come indicato dalla Convenzione di Ramsar del 1971.

Poco a nord del Grande Raccordo Anulare il fiume si incunea tra due aree protette di rilevante importanza: il Parco di Veio e la Riserva della Marcigliana.

Il tratto urbano del Tevere (all’interno del G.R.A.) è fortemente penalizzato sia nell’area del centro storico per la presenza dei muraglioni ottocenteschi, che costituiscono un elemento di netta separazione tra il fiume e la città, sia nelle zone periferiche, parte delle quali sono abbandonate all’incuria e al degrado. Fa eccezione il breve tratto di fiume compreso tra Ponte Risorgimento e Ponte Matteotti, sulle cui sponde ricoperte da rigogliosa vegetazione, è stata istituita un’oasi cittadina gestita dal WWF.

A sud di Roma, all’interesse paesaggistico si unisce la straordinaria ricchezza archeologica di luoghi di grande valore storico ed artistico. Nell’ultima parte del suo corso, il Tevere, passato il Castello della Magliana, dimora di caccia dei Papi del Rinascimento, lambisce la Riserva Naturale Tenuta dei Massimi e attraversa la Riserva Statale del Litorale Romano, caratterizzata dalla presenza di un eccezionale patrimonio storico-archeologico che comprende l’area di Ostia Antica, i Porti Imperiali di Claudio e di Traiano, la Necropoli di Porto, la Villa di Plinio, il Castello di Giulio II e numerosi torri medievali e rinascimentali.

Poco prima dell’antico Porto di Traiano il fiume si biforca in due rami distinti: il ramo di Ostia, la vera foce, e il così detto Canale Navigabile,  che confluisce in mare all’altezza di Fiumicino.

 


Questa rapida carrellata sul corso del Tevere dalla sorgente alla foce, ci consente di introdurre un argomento che sta molto a cuore all’U.R.I.A. e di riprendere un’iniziativa, di cui si cominciò a parlare già nel 2001, riguardante l’istituzione di un grande parco per il Tevere.

Risale appunto al 2001 il programma comune tra U.R.I.A., ACI di Roma e Lega Navale Italiana Sezione di Roma, per l’istituzione di un Parco Fluviale lungo il tratto del Fiume Tevere compreso nel territorio della Regione Lazio.

In quell’occasione si stabilì di comune accordo quella che doveva essere l’idea da cui partire: e cioè che un Parco Fluviale dovesse comprendere sia il corso d’acqua vero e proprio, con argini, golene, rive, spiagge e isolotti, sia una fascia di territorio (di ampiezza variabile) lungo ciascuna sponda, due zone in stretta relazione tra loro, ma dotate di caratteristiche ambientali completamente differenti. Il fiume, che costituisce un biotopo a sé per la presenza di specie animali e vegetali particolari ed insolite, attraversa un territorio che muta in continuazione e, nel suo scorrere verso il mare, incontra paesaggi diversi: ambienti agresti e città, boschi e terreni incolti, zone di elevata qualità ambientale ed aree altamente industrializzate.

Si disse che l’istituzione di un Parco Fluviale avrebbe dovuto avere come principali obiettivi la riqualificazione e la valorizzazione non solo del fiume con le sue componenti essenziali, ma anche di una parte di territorio ad esso direttamente collegato.

L’intento, dunque, non era quello di creare una “Riserva naturale protetta”, con esclusione totale o parziale dei territori compresi all’interno dei suoi confini da qualunque altra destinazione, oppure di intervenire esclusivamente con vincoli, misure di salvaguardia, divieti e regolamenti che avrebbero penalizzato la collettività. Il fine da perseguire era invece quello di raggiungere una buona interazione tra uomo e ambiente, tra protezione della natura e progresso economico, tra conservazione di ecosistemi e sviluppo turistico.

Questo concetto essenziale fu più volte ribadito dall’U.R.I.A. in occasione di tavole rotonde, convegni e conferenze, come ad esempio all’ “Incontro programmatico interregionale” sul Tevere, promosso dall’Associazione Nuova Ellade nell’aprile 2002, o anche al Convegno Internazionale “Forum Tevere”, organizzato dall’ACER nell’ottobre del 2002.

Molto probabilmente si ispirò all’idea dell’U.R.I.A. l’Assessorato all’Ambiente della Regione Lazio, quando nel maggio del 2003, in occasione dell’Anno Mondiale dell’Acqua, presentò, nel corso di una tavola rotonda, una proposta di legge per la creazione di un Parco Fluviale del Tevere interregionale.

Questa ipotesi, supportata da una serie di indagini sulla storia, la cultura, l’ambiente e il paesaggio dell’area presa in esame, perseguiva obiettivi analoghi a quelli dell’U.R.I.A., come il “recupero e la valorizzazione ambientale e culturale delle aree attigue al fiume” oppure la "tutela dell’ambiente e lo sviluppo economico” o anche la “promozione della ricerca scientifica e delle attività didattiche”. Concetti, questi, riportati nella bozza di protocollo d’intesa che la Regione Lazio intenderebbe stipulare con le altre regioni attraversate dal fiume.

 


L’U.R.I.A. ha continuato e continua ancora oggi a portare avanti iniziative e proposte che riguardano il Tevere, il terzo fiume d’Italia per grandezza e certamente uno dei più importanti d'Europa per l’alto significato storico e culturale che ha assunto nel corso dei secoli.

Nel novembre del 2004 l’U.R.I.A. ha promosso il Convegno “Il Tevere: tutela ambientale e rischio idraulico nell’area di Castel Giubileo”, in cui venne ribadita l’importanza della tutela dell’ambiente anche e soprattutto ai fini della sicurezza. L’U.R.I.A., oggi, intende riprendere il discorso sulla creazione di un Parco Fluviale, mantenendo inalterati i concetti di base di quattro anni fa, ma ampliando il tema.

Innanzitutto è senz’altro opportuno che vengano coinvolte tutte le regioni attraversate dal fiume: il Lazio, l’Umbria, la Toscana e l’Emilia Romagna, per promuovere l’istituzione di un grande Parco del Tevere dalla sorgente alla foce. Un parco, lo ripetiamo, non chiuso, proibito e vincolato, ma aperto e dinamico, i cui principali obiettivi, più volte ribaditi dall’U.R.I.A. e che qui si ripropongono, possono suddividersi in due categorie:

 

A)    – Obiettivi di tutela e di conservazione:

-         Salvaguardia di siti di importanza ambientale e storico-archeologica;
-         Protezione di situazioni ambientali di elevato valore paesaggistico;
-         Difesa idrogeologica;
-         Recupero di situazioni ambientali in parte compromesse;
-         Conservazione e protezione di specie particolari della flora e della fauna.

 

B)     – Obiettivi di fruizione e valorizzazione:

-         Regolamentazione della navigabilità fluviale, a scopo turistico, con definizione dei percorsi, individuazione di attracchi, creazione di servizi, ecc.;
-         Realizzazione di nuove strutture e infrastrutture (e recupero di quelle esistenti) da adibire ad uso turistico-sportivo e per il servizio del parco (centri di agriturismo, ostelli e trattorie, aree per pic nic, percorsi pedonali e ciclabili, strade d’accesso al Parco, zone di parcheggio, ecc.);
-         Diffusione di iniziative di carattere culturale (visite guidate, laboratori didattici, mostre ed esposizioni, conferenze, ecc.);
-         Valorizzazione dell’artigianato e delle piccole industriale locali;
-         Valorizzazione dei prodotti tipici, della cucina regionale, dei vini d.o.c.

 

Inoltre per la riqualificazione del territorio possono essere prese in considerazione diverse attività da svolgersi all’interno del Parco, compatibili sia con la protezione della natura sia con un processo di recupero ambientale e di sviluppo economico-sociale:

-         Attività agroforestali e agricole: sono previsti interventi volti alla conservazione e riqualificazione del paesaggio agrario esistente, comprese la ristrutturazione e la valorizzazione dell’edilizia rurale di interesse storico;

-         Attività legate alla zootecnica (pastorizia e allevamento);

-         Attività di trasformazione dei prodotti agricoli, con produzione, utilizzazione degustazione e commercio dei prodotti tipici;

-         Attività di produzione (artigianato e piccola industria);

-         Attività legate al tempo libero (cultura, sport, turismo);

-         Attività ricettiva (valorizzazione del turismo nel Parco e ristrutturazione dei servizi connessi);

-         Attività di tutela, conservazione e manutenzione del patrimonio storico, artistico, archeologico e ambientale.

L’U.R.I.A. si propone pertanto di approfondire in tempi ragionevolmente brevi questo argomento di grande interesse, tenendo anche presenti specifiche normative sia nazionali sia regionali che sono state emanate negli ultimi anni e che possono in qualche modo porsi in relazione con il tema trattato. Fra le tante se ne citano due, degne di menzione: l’istituzione dei "Distretti rurali ed agroalimentari di qualità" e la legge riguardante le “Disposizioni per la tutela e la valorizzazione dell’architettura rurale”. La prima riguarda in realtà una legge regionale che solo qualche regione ha finora emanato (ad es. il Piemonte, la Toscana, l’Abruzzo, ecc.), al fine di “favorire lo sviluppo rurale, valorizzare le vocazioni naturali del territorio, promuovere il consolidamento e lo sviluppo di sistemi produttivi locali”, ai sensi del D.L. n. 228 del 18.05.2001 (Orientamento e modernizzazione del settore agricolo a norma dell’art. 7 della legge n. 57/2001).

La seconda è una legge dello Stato, la n. 378 del 24.12.2003, che ha lo scopo di “salvaguardare e valorizzare le tipologie di architettura rurale, quali insediamenti agricoli, edifici o fabbricati rurali, presenti sul territorio nazionale, realizzati tra il XIII e il XIX secolo e che costituiscono testimonianza dell’economia rurale tradizionale”.

Due testi normativi di grande importanza, di cui tenere conto nel portare avanti un qualsiasi progetto di riqualificazione ambientale legato alla proposta di istituzione del Parco del  Tevere.

A conclusione di questo articolo ritorniamo nel luogo da cui siamo partiti: la sorgente del Tevere, nella fitta faggeta alle pendici del Fumaiolo. Sul versante opposto della montagna, quello esposto a tramontana, nasce un altro fiume: il Savio, che scorre interamente in territorio romagnolo e si getta nell’Adriatico poco a nord di Cervia. La valle del Savio è il naturale proseguimento della valle del Tevere al di là dell'Appennino, un'unica direttrice sud-nord percorsa da importanti vie di comunicazione fin dall'antichità. Risale infatti a poco dopo la metà del III° secolo a.c. la costruzione della strada del Dismano, che collegava Ravenna ad Arezzo e al Tevere lungo la Valle del Savio e poi proseguiva fino a Roma. Un percorso, oggi come allora,  di grande importanza, che attraversa gran parte dell’Italia centrale e unisce il Tirreno all’Adriatico. Un viaggio di circa 400 chilometri, dalle necropoli di Porto e di Isola Sacra al complesso archeologico di Ostia Antica e poi a Roma e attraverso l’Agro Romano, passando per castelli e borghi medievali, laghi e oasi naturali, percorrendo la verde Umbria e risalendo i boschi dell’Appennino e poi scendendo tra i calanchi romagnoli e lungo il letto sassoso del Savio, incuneandosi tra le dolci colline disseminate di Pievi romaniche, giù fino a Cesena, sotto la rocca dei Malatesta e poi nella fertile pianura, segnata dalla centuriazione romana, fino a giungere alle Saline di Cervia e, infine, alla Riviera, fitta di alberghi e stabilimenti balneari.

Ecco, dunque, un altro tema da approfondire. Perché non pensare ad un unico grande “Parco del Tevere e del Savio”, una lunga “striscia” di territorio che attraversa la Penisola e unisce due mari? Un itinerario nella storia, nella cultura, nell'arte, nel paesaggio, nell’ambiente, nelle tradizioni locali, nei colori, nei sapori, da percorrere con la tranquillità del viaggiatore di altri tempi e lontano dai ritmi frenetici e disumani del turismo di massa.

Ritorneremo presto su questo argomento.