L’accessabilità all’Isola di Santo Stefano per l’utilizzo dell’ex Carcere Borbonico Stampa

arch. Giancarlo Sapio

Le isole di Ventotene e Santo Stefano, distanti fra loro un miglio marino (circa km. 1,400) fanno parte dell’arcipelago Pontino e debbono la loro formazione all’eruzione del vulcano ubicato presso Punta dell’Arco, nell’isola di Ventotene, con formazione di masse rocciose di lave basaltiche e di trachite sulle quali si sono formati tufi stratificati. L’isolotto di Santo Stefano con una superficie di circa ha 30,00 è pressoché circolare con coste ripide e scoscese che ne rendono non facile l’accesso.

 

Tralasciando l’evoluzione storica, poniamo la nostra attenzione al 1797 anno di costruzione della struttura carceraria voluta da Ferdinando IV di Borbone. Il complesso architettonico ricalca la forma circolare dell’isola con pianta a ferro di cavallo con un ampio cortile interno al cui centro insiste un’edicola esagonale dove venivano officiate le cerimonie religiose; anteriormente il cortile è chiuso con un robusto avancorpo con due torrette circolari. Il complesso vedeva la sua ulti-mazione nel 1853 con la costruzione di due grandi corpi quadrangolari ai lati dell’avancorpo.

La scelta di ubicare penitenziari nelle isole minori, non facilmente accessibili, come l’Asinara, Pianosa e la stessa Santo Stefano ed altre, era determinata dal principio dell’isolamento completo dei carcerati dal contesto sociale, rendendo difficile se non impossibile le visite da parte di parenti ed amici. L’inaccessibilità era, pertanto, il requisito fondamentale dell’isola di Santo Stefano per l’attuazione del programma carcerario.

 


 

 

Il 1965 fu l’anno che vide la definitiva chiusura del complesso e da allora nessuna manu-tenzione, se non piccoli e sporadici interventi, è stata effettuata portando a un lento degrado la struttura che opportunamente restaurata potrebbe ospitare iniziative di eccellenza utili allo sviluppo del nostro Paese come ad esempio la sede permanente della “Università del Mare” con studi sull’ambiente marino e la sua salvaguardia, l’economia del mare, l’archeologia del mediterraneo, scienza della navigazione, ricerca, formazione, etc. In tale ottica  la Regione Lazio ha deliberato dei finanziamenti per il recupero del manufatto e tanto sarà maggiore il successo perseguito quanto più a lungo, durante il corso dell’anno, potrà essere fruito. Qualsiasi funzione dovesse essere attribuita all’opera resta difficoltosa e complessa l’accessibilità all’isola che rende e renderà, tra l’altro, assai costosa la realizzazione e la gestione del restauro. Il trasporto della mano d’opera, dei materiali, delle tecnologie e di tutto quanto necessario all’opera compresa la sicurezza delle maestranze diventa un problema prioritario nell’analisi dei costi e fattibilità mentre la sfida dei prossimi anni si basa sulla necessità di rafforzare le condizioni infrastrutturali e di mobilità proprie per raggiungere una buona competitività economica.

La soluzione dell’accesso all’isola  si pone, pertanto, come prioritaria perché sia i lavori di ripristino e restauro sia la funzione a cui si vuole dare sviluppo sia permanente ed attiva nell’arco dell’intero anno.
La geografia dell’isola, le condizioni meteo marine ed ambientali non rendono possibile la realiz-zazione di un appropriato e sicuro approdo. L’unico modo possibile per raggiungere con regolarità e continuità l’isola, pertanto, è quella di collegarla con la vicina Ventotene mediante un sistema funiviario, Le stazioni di partenza ed arrivo potranno essere realizzate in modo appropriato all’ambiente, ad esempio, ingrottate mentre il sistema di trasporto sarà costituito da due piloni di forma lineare che sorreggeranno cavi e cabine, così come già realizzato in località turistiche come, ad esempio, Rio de Janeiro, Barcellona, ecc. La distanza fra le isole non costituisce alcun impedimento tecnico e le cabine saranno panoramiche e di grande capienza, permettendo oltre un rapido collegamento una visione straordinaria dell’ambiente naturale. L’adozione di tale sistema, utilizzato ormai da molti anni in località montane senza che arrechino alcun danno all’ambiente rappresenterebbe un chiaro segnale a favore del trasporto ecosostenibile. Per la realizzazione di tale impianto, inoltre, i tempi di realizzazione saranno molto brevi circa 18 mesi e l’accesso all’isola di Santo Stefano verrebbe assicurato anche con tempo avverso e mare agitato, permettendo in tale maniera una totale fruizione dell’importante complesso con continuità.

La strategia così definita trova nuove conferme proprio nell’evoluzione che ha interessato il panorama europeo della mobilità e dei traffici dove l’Isola di Santo Stefano potrà giocare un ruolo strategico nello scenario della mobilità del Mediterraneo solo se sarà in grado di  realizzate i necessari collegamenti quali elementi di un sistema che va armonizzato e reso sempre più efficiente.

La ricerca di strumenti adeguati a migliorare le modalità di trasporto e l’accessibilità a tutte le aree del territorio, con il chiaro obiettivo di ridurre al minimo i fattori inquinanti connessi al trasporto, ha, pertanto, individuato nella mobilità alternativa  tra cui prende vigore il trasporto a fune, una risposta autentica e concreta; infatti garantisce tempi di percorrenza certi, sicurezza e rispetto dell’ ambiente.

Naturalmente ci troviamo di fronte ad un cambio di mentalità e ad un modo diverso, nuovo e privilegiato di gestire i trasporti.