| L’Architettura Romana negli Anni ’30: Il Perché di un Convegno - Pagina 2 |
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| Scritto da Uria admin | ||||
| Venerdì 11 Novembre 2011 07:57 | ||||
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Un periodo di fervore intellettuale che non si esaurì nell’architettura ma che coinvolse tutti i settori e di cui l’URIA nella sua biblioteca conserva una straordinaria documentazione che va dalla costruzione dei muraglioni lungo le sponde del Tevere ai nuovi quartieri di Roma capitale, dalla bonifica dell’Agro Pontino alle città di fondazione, dai complessi di case popolari ai Piani Regolatori di numerose città italiane e poi, ancora, ferrovie, ponti, strade, aeroporti, opere di ingegneria meccanica e idraulica, il tutto fedelmente riportato negli Annali dell’Unione. Un momento in cui giovani professionisti esibirono i loro talenti nella realizzazione di grandi opere, nuovi quartieri, tutti individuati da nuove linee, chiara espressione di un uso razionale delle stesse. Un fase di cui non sono solo i valori estetici a essere in gioco, ma anche quelli storici, un valore documentale del gusto e della cultura architettonica di una certa epoca della nostra storia. L’ingresso, poi, di materiali nuovi come ad esempio il ferro ed il vetrocemento costituirono un rapporto di razionalità tra l’uomo e l’architettura nella convinzione che potesse migliorare la società. In particolare a Roma numerose opere ingegneristiche, architettoniche ed urbanistiche mutarono il volto della città. Fu un momento di frattura che vide la contrapposizione tra il retorico “accademismo” degli anni venti e la fresca creatività degli architetti “moderni” che s’imposero come tendenza completamente innovativa. L’URIA, pertanto, intende fornire il proprio contributo all’approfondimento di questo periodo auspicando anche un maggiore interesse da parte della Pubblica Amministrazione nella cura e nel mantenimento di questo patrimonio; infatti, l’abbandono e la trascuratezza hanno portato allo snaturamento e/o al degrado di complessi architettonici di grande rilievo tanto da trovarci spesso di fronte a radicali alterazioni di natura morfologica e funzionale. Basti pensare all’Accademia della Scherma del Foro Italico di Luigi Moretti, trasformata in aula di Tribunale o allo stravolgimento della Palazzina Furmanik di De Rossi e Calza Bini, o al degrado della GIL di Trastevere di Moretti e della GIL di Montesacro di Gaetano Minacci ecc. Questa architettura non può essere soggetta a nessuna legge di continuità storica. Deve essere nuova come è nuovo il nostro stato d’animo…” |
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| Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Novembre 2011 07:23 |

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