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Scritto da Uria admin   

Uria – Il risparmio energetico nell’edilizia. Conferenza Nazionale Aniai 2006

Nell’accezione comune di risparimo energetico il primissimo pensiero viene associato  ai mezzi di trasporto e locomozione, ai combustibili e a tutto il derivato delle produioni industriali. In una statistica oggettiva, tuttavia, il quadro risulterebbe incompleto almeno per un terzo, quel 33% circa rappresentato dal bene d’uso quotidiano meno considerato come inquinante. A torto. Il comparto dell’edilizia infatti, soprattutto quello già esistente sul territorio, porta con se un bagaglio, oltre che di formale fascino, di consumi oggi considerabili irrazionali comunque ben riducibili con pochi accorgimenti.

 

In questo contesto si innesta di diritto, pressante e prepotente, tutto quello che concerne le nuove realizzazioni, le quali devono rispettare ferree leggi e regolamenti imposti sulla sicurezza, sui materiali, certificazioni che divengono garanzia trasversale del bene stesso.
È in questa forbice che la voce dei tecnici e degli esperti si fa sentire, in un sistema virtuoso alla cui tavola l’Uria ha fatto sedere tutti i responsabili di quei processi produttivi che permettono al Sistema Nazione l’ottimizzazione dei costi partendo, e non quindi inquadrando il risparmio come mera conseguenza, da una razionale gestione energetica e del relativo impatto ambientale.
È con questa volonta infatti che già da tempo in Uria è costituita una commissione di studi specifica, nata seguendo un plot fortemente voluto dal presidente del più antico sodalizio professionale della Repubblica Italiana, architetto Giancarlo Sapio, la quale ha lavorato considerando tutti i punti di vista possibili della materia analizzando una questione ancora viva, purtroppo, a ben dieci anni dalla firma del protocollo di kyoto per la riduzione delle emissioni.

Un circolo di tutte quelle menti esperte chiamate a concorrere nel ciclo produttivo che parte dalla committenza a chi materialmente esegue il progetto e realizza l’opera, passando per i tecnici che hanno modo di avvalersi dei frutti di una ricerca portata avanti da università ed industria, sempre sensibili ed in prima linea nei confronti di uno sviluppo sostenibile e della compatibilità del difficile rapporto Uomo Ambiente.
“L’edilizia, con la mobilità e l’industria, è un comparto particolarmente dispendioso e fortemente inquinante, dal punto di vista energetico –dice proprio il presidente dell’Uria Sapio-. Ricorrere oggi ad un’architettura pensata, raffinata, sostenibile è la chiave di volta per l’ottimizzazione di questo rapporto sbilanciato. In questi ultimi decenni abbiamo assistito alla facilità con la quale si è ricorso alla comodità offerta dalla tecnologia. È stato facile illudersi che petrolio e gas fossero risorse inesauribili; oggi le oscillazioni di un mercato così sensibile si avvertono consistenti in tutti i bilanci. La risposta va cercata negli edifici capaci di conservare la propria energia”.
Con il d.lgs 192/2005 viene imposta una certificazione energetica per gli stabili, norma recepita da regolamenti europei che si prefigono proprio la riduzione dei consumi di almeno il 20% “È una richiesta esplicita dell’Unione Europea –ha dichiarato al margine della conferenza Paolo Cento, sottosegretario del Ministero delle Finanze- e l’Italia può realisticamente centrare l’obiettivo da qui ai prossimi 5 anni. Quantificando la percentuale si avrebbe un risparmio tra i due e i sei miliardi di euro all’anno”.

“È necessario fare chiarezza su quello che un edificio rappresenta –prosegue Sapio-. Per le nuove realizzazioni, le garanzie vengono dalla puntuale applicazione delle leggi e dei regolamenti, mentre invece è tutto il costruito che deve essere indagato e conosciuto. Il nostro patrimonio edilizio ha molteplici caratteristiche e peculiarità, differenze di epoche e di necessità sono le linee di demarcazione. Differenze che in un bilancio non da poco, che derivano da benessere e dai progressi della ricerca”.
“A Roma abbiamo imposto l’uso del fotovoltaico per gli stabili con volumetria superiore ai 20mila metri cubi” Francesco Smedile, Presidente della commissione speciale per Roma Capitale, inquadra così i passi che l’amministrazione capitolina muove a favore di una gestione razionale delle risorse. “Questo è il momento più felice –aggiunge-, dopo un secolo la Capitale ha il suo piano regolatore, bisogna trasformare in realtà le scelte operate sulla carta”.

Un momento di proficua aggregazione di mondi coinvolti all’interno di un sistema, che ha permesso il consolidarsi della volontà di occuparsi ogniuno nelle proprie specificità e tutti sotto la stessa egida di un problema. Un convegno punto di partenza dal quale non sono emerse conclusioni ma domande alle quali dare risposte, costruttivamente e fattivamente, che ha permesso nuove prosepettive di studio e ha messo in cantiere qualcosa in più della semplice routine che la progettazione impone. La consapevolezza di una lungimiranza che si impone come strato primo di una contingenza ecologica. Di convivenza sostenibile.

 

Ns/2006