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IL TEVERE, IL TERRITORIO, L’AMBIENTE: un grande parco dalla sorgente alla foce
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L’U.R.I.A. ha continuato e continua ancora oggi a portare avanti iniziative e proposte che riguardano il Tevere, il terzo fiume d’Italia per grandezza e certamente uno dei più importanti d'Europa per l’alto significato storico e culturale che ha assunto nel corso dei secoli.

Nel novembre del 2004 l’U.R.I.A. ha promosso il Convegno “Il Tevere: tutela ambientale e rischio idraulico nell’area di Castel Giubileo”, in cui venne ribadita l’importanza della tutela dell’ambiente anche e soprattutto ai fini della sicurezza. L’U.R.I.A., oggi, intende riprendere il discorso sulla creazione di un Parco Fluviale, mantenendo inalterati i concetti di base di quattro anni fa, ma ampliando il tema.

Innanzitutto è senz’altro opportuno che vengano coinvolte tutte le regioni attraversate dal fiume: il Lazio, l’Umbria, la Toscana e l’Emilia Romagna, per promuovere l’istituzione di un grande Parco del Tevere dalla sorgente alla foce. Un parco, lo ripetiamo, non chiuso, proibito e vincolato, ma aperto e dinamico, i cui principali obiettivi, più volte ribaditi dall’U.R.I.A. e che qui si ripropongono, possono suddividersi in due categorie:

 

A)    – Obiettivi di tutela e di conservazione:

-         Salvaguardia di siti di importanza ambientale e storico-archeologica;
-         Protezione di situazioni ambientali di elevato valore paesaggistico;
-         Difesa idrogeologica;
-         Recupero di situazioni ambientali in parte compromesse;
-         Conservazione e protezione di specie particolari della flora e della fauna.

 

B)     – Obiettivi di fruizione e valorizzazione:

-         Regolamentazione della navigabilità fluviale, a scopo turistico, con definizione dei percorsi, individuazione di attracchi, creazione di servizi, ecc.;
-         Realizzazione di nuove strutture e infrastrutture (e recupero di quelle esistenti) da adibire ad uso turistico-sportivo e per il servizio del parco (centri di agriturismo, ostelli e trattorie, aree per pic nic, percorsi pedonali e ciclabili, strade d’accesso al Parco, zone di parcheggio, ecc.);
-         Diffusione di iniziative di carattere culturale (visite guidate, laboratori didattici, mostre ed esposizioni, conferenze, ecc.);
-         Valorizzazione dell’artigianato e delle piccole industriale locali;
-         Valorizzazione dei prodotti tipici, della cucina regionale, dei vini d.o.c.

 

Inoltre per la riqualificazione del territorio possono essere prese in considerazione diverse attività da svolgersi all’interno del Parco, compatibili sia con la protezione della natura sia con un processo di recupero ambientale e di sviluppo economico-sociale:

-         Attività agroforestali e agricole: sono previsti interventi volti alla conservazione e riqualificazione del paesaggio agrario esistente, comprese la ristrutturazione e la valorizzazione dell’edilizia rurale di interesse storico;

-         Attività legate alla zootecnica (pastorizia e allevamento);

-         Attività di trasformazione dei prodotti agricoli, con produzione, utilizzazione degustazione e commercio dei prodotti tipici;

-         Attività di produzione (artigianato e piccola industria);

-         Attività legate al tempo libero (cultura, sport, turismo);

-         Attività ricettiva (valorizzazione del turismo nel Parco e ristrutturazione dei servizi connessi);

-         Attività di tutela, conservazione e manutenzione del patrimonio storico, artistico, archeologico e ambientale.

L’U.R.I.A. si propone pertanto di approfondire in tempi ragionevolmente brevi questo argomento di grande interesse, tenendo anche presenti specifiche normative sia nazionali sia regionali che sono state emanate negli ultimi anni e che possono in qualche modo porsi in relazione con il tema trattato. Fra le tante se ne citano due, degne di menzione: l’istituzione dei "Distretti rurali ed agroalimentari di qualità" e la legge riguardante le “Disposizioni per la tutela e la valorizzazione dell’architettura rurale”. La prima riguarda in realtà una legge regionale che solo qualche regione ha finora emanato (ad es. il Piemonte, la Toscana, l’Abruzzo, ecc.), al fine di “favorire lo sviluppo rurale, valorizzare le vocazioni naturali del territorio, promuovere il consolidamento e lo sviluppo di sistemi produttivi locali”, ai sensi del D.L. n. 228 del 18.05.2001 (Orientamento e modernizzazione del settore agricolo a norma dell’art. 7 della legge n. 57/2001).

La seconda è una legge dello Stato, la n. 378 del 24.12.2003, che ha lo scopo di “salvaguardare e valorizzare le tipologie di architettura rurale, quali insediamenti agricoli, edifici o fabbricati rurali, presenti sul territorio nazionale, realizzati tra il XIII e il XIX secolo e che costituiscono testimonianza dell’economia rurale tradizionale”.

Due testi normativi di grande importanza, di cui tenere conto nel portare avanti un qualsiasi progetto di riqualificazione ambientale legato alla proposta di istituzione del Parco del  Tevere.

A conclusione di questo articolo ritorniamo nel luogo da cui siamo partiti: la sorgente del Tevere, nella fitta faggeta alle pendici del Fumaiolo. Sul versante opposto della montagna, quello esposto a tramontana, nasce un altro fiume: il Savio, che scorre interamente in territorio romagnolo e si getta nell’Adriatico poco a nord di Cervia. La valle del Savio è il naturale proseguimento della valle del Tevere al di là dell'Appennino, un'unica direttrice sud-nord percorsa da importanti vie di comunicazione fin dall'antichità. Risale infatti a poco dopo la metà del III° secolo a.c. la costruzione della strada del Dismano, che collegava Ravenna ad Arezzo e al Tevere lungo la Valle del Savio e poi proseguiva fino a Roma. Un percorso, oggi come allora,  di grande importanza, che attraversa gran parte dell’Italia centrale e unisce il Tirreno all’Adriatico. Un viaggio di circa 400 chilometri, dalle necropoli di Porto e di Isola Sacra al complesso archeologico di Ostia Antica e poi a Roma e attraverso l’Agro Romano, passando per castelli e borghi medievali, laghi e oasi naturali, percorrendo la verde Umbria e risalendo i boschi dell’Appennino e poi scendendo tra i calanchi romagnoli e lungo il letto sassoso del Savio, incuneandosi tra le dolci colline disseminate di Pievi romaniche, giù fino a Cesena, sotto la rocca dei Malatesta e poi nella fertile pianura, segnata dalla centuriazione romana, fino a giungere alle Saline di Cervia e, infine, alla Riviera, fitta di alberghi e stabilimenti balneari.

Ecco, dunque, un altro tema da approfondire. Perché non pensare ad un unico grande “Parco del Tevere e del Savio”, una lunga “striscia” di territorio che attraversa la Penisola e unisce due mari? Un itinerario nella storia, nella cultura, nell'arte, nel paesaggio, nell’ambiente, nelle tradizioni locali, nei colori, nei sapori, da percorrere con la tranquillità del viaggiatore di altri tempi e lontano dai ritmi frenetici e disumani del turismo di massa.

Ritorneremo presto su questo argomento.