| UN GRANDE PROGETTO PER ROMA CAPITALE |
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I preparativi per l’occupazione della città erano iniziati i primi di settembre nella pianura attraversata dalla Via Nomentana, antistante il tratto orientale delle Mura Aureliane. L’assalto decisivo avvenne alle cinque del mattino del giorno venti. Dopo qualche ora di cannoneggiamento i Pontifici si arresero e i Piemontesi entrarono in città attraverso una “breccia” che le granate avevano aperto nelle mura tra Porta Pia e Porta Salaria.
Da quel momento in poi gli avvenimenti si susseguirono rapidamente in una Roma caotica e festosa che sembrava essersi risvegliata dopo un lungo letargo. Il 23 settembre si insediò una Giunta di Governo composta da 18 membri e presieduta da Michelangelo Caetani, duca di Sermoneta. Il 30 settembre la Giunta approvò la seguente delibera: “E’ istituita una commissione di Architetti-Ingegneri la quale si occupi dei problemi di ampliazione e abbellimenti della città per poi sottoporli all’approvazione della Giunta Municipale. Sua prima cura sarà di studiare i progetti più urgenti di ampliazione. La commissione è composta dai signori Camporesi, Vespignani, Fontana, Bianchi, Jannetti, Carnevali, Viviani, Partini, Trevellini, Cipolla, Mercandetti”. Nei giorni seguenti Vespignani, Fontana e Trevellini si dimisero e furono sostituiti da Rosa, Gabet e Amadei. Un mese dopo la Commissione fornì le prime indicazioni di massima sulla futura espansione di Roma, sull’ampliamento della rete viaria urbana e sulla riqualificazione di alcune parti della città vecchia. A questa prima Commissione, scioltasi qualche mese dopo, ne seguirono altre due, incaricate di “esaminare i piani di ingrandimento e di abbellimento della Città di Roma e di proporre il Piano Regolatore definitivo della città”. Tra i membri di queste commissioni figuravano celebri Ingegneri ed Architetti di quell’epoca e alcuni di loro, in quello stesso periodo, aderirono ad un sodalizio culturale denominato “Circolo Tecnico d’Ingegneri, Architetti ed Agronomi”, che nacque ufficialmente il 1° gennaio 1871 per iniziativa del Commendatore Ing. Alessandro Betocchi e venne presieduto dal Principe Ing. Don Emanuele Ruspoli. Da questo sodalizio, il primo di Roma Capitale, che nel corso degli anni ha cambiato più volte denominazione (Circolo, Collegio, Società, Unione), ha avuto origine l’attuale URIA - Unione Romana Ingegneri Architetti – costituitasi in maniera definitiva nel 1948, la quale, in questi centoquarant’anni, ha partecipato attivamente e costruttivamente al dibattito sull’evoluzione e sulla trasformazione della città.
Il 2 ottobre si tenne il plebiscito che sancì l’unificazione di Roma all’Italia. Si iniziò poi a ripulire e a rendere più presentabile la città per l’imminente arrivo di Vittorio Emanuele II, primo re dell’Italia unita, il quale non era mai stato a Roma prima di allora. L’arrivo di Vittorio Emanuele II nella futura capitale coincise con una disastrosa piena del Tevere che allagò, come di consueto, tutta la città bassa, da Campomarzio a Piazza Navona, da Piazza Colonna al Pantheon, dalla Minerva a Campo de’ Fiori, fino ai vicoli del rione Regola e al Ghetto degli Ebrei. Roma non era nuova a simili avvenimenti, che si ripetevano ormai da secoli anche due o tre volte all’anno e in quell’occasione, il 31 dicembre del 1870, Vittorio Emanuele portò ai cittadini conforto e solidarietà. La legge 3 febbraio 1871 n. 33 stabilì il trasferimento della capitale del Regno d’Italia da Firenze a Roma, da effettuare entro sei mesi. La città era del tutto impreparata ad un simile avvenimento e delle enormi difficoltà che in così breve tempo si sarebbero dovute affrontare, nessuno parve accorgersi. La Roma del 1870 era economicamente e culturalmente molto arretrata rispetto ad altre città italiane (soprattutto del settentrione) ed era scarsamente abitata. La popolazione era di circa 226.000 abitanti, poco più di quelli di Torino o di Milano o di Palermo, la metà di quelli di Napoli. La città era rimasta pressoché immutata negli ultimi due secoli e gran parte del territorio racchiuso dalle mura (circa i due terzi) era aperta campagna, con vigne, orti e prati tenuti a pascolo, dove sorgevano maestosi i ruderi dell’antichità. La parte edificata della città era a nord-ovest e a ovest, in gran parte compresa nell’ansa del Tevere tra il Mausoleo di Augusto e l’Isola Tiberina. Chi entrava a Roma da Porta Flaminia si trovava subito in una città fittamente costruita, mentre i viaggiatori che provenivano dal sud e facevano il loro ingresso dalle porte S. Giovanni, S Sebastiano, S. Paolo, dovevano percorrere un lungo tratto di campagna disabitata prima di giungere al mercato di Campo Vaccino o alle prime case del rione Monti. L’espansione di Roma, che aveva assunto l’importante ruolo di Capitale del Regno, doveva avvenire nel più breve tempo possibile, soprattutto per consentire a migliaia di impiegati e funzionari dello Stato di stabilirsi in gran fretta negli uffici della Pubblica Amministrazione e di mettere in moto la complessa macchina amministrativa che avrebbe dovuto far funzionare il Paese. Per fronteggiare questa emergenza si cominciò ad espropriare edifici privati, appartenenti in prevalenza ad ordini religiosi, per trasformarli in uffici pubblici e ministeri.
Ma per sistemare il Ministero delle Finanze, il cui numero di impiegati era pari a quello di tutti gli altri ministeri sommati insieme, questa soluzione non era perseguibile. E così, grazie anche all’insistenza di Quintino Sella, politico colto ed economista insigne, allora Ministro delle Finanze, la Commissione di Governo incaricata del trasferimento della Capitale, determinò che la soluzione migliore sarebbe stata quella di costruire un nuovo edificio da destinare interamente all’Amministrazione Finanziaria dello Stato. Inoltre si decretò che l’espansione di Roma dovesse avvenire all’interno delle Mura Aureliane e in particolare sembrò opportuno che la nuova città amministrativa dovesse sorgere nell’area nord-orientale, in quel tratto di campagna compreso tra il Quirinale e Porta Pia. Questo per diversi motivi: innanzitutto perché era un luogo considerato salubre, lontano dalle zone malsane della città bassa vicina al Tevere, dove, soprattutto nei mesi estivi, la malaria mieteva numerose vittime. E poi avrebbe avuto un significato simbolico collocare i centri più importanti della Pubblica Amministrazione, come i Ministeri, lungo il rettilineo della Via Pia (oggi Via XX Settembre), che univa il Palazzo Reale del Quirinale, già residenza dei Papi, con Porta Pia, l’ultimo baluardo della Roma pontificia espugnato dall’Esercito Piemontese. Infine il più valido dei motivi fu probabilmente l’enorme giro di affari che si era creato intorno a quei terreni che nell’arco di brevissimo tempo, da agricoli che erano, divennero aree fabbricabili ed il loro valore venne di norma decuplicato e, in qualche caso, anche centuplicato. Diversi appezzamenti di terreno compresi tra le Terme di Diocleziano, il Viminale e la Chiesa di S. Vitale erano stati acquistati anni prima a poche lire da Monsignor Francesco Saverio de Merode, già cameriere segreto di papa Pio IX , ministro delle armi ed elemosiniere del papa, un astuto e intraprendente immobiliarista. In questa vasta area, che fu poi oggetto di un’articolata convenzione urbanistica (la prima di Roma neocapitale del Regno), era sorta già nel 1863 la Stazione Termini, in un terreno che de Merode aveva acquistato dal Principe Massimo e che un tempo faceva parte della straordinaria Villa Peretti Montalto e, tra il 1864 e il 1866 era stato aperto il primo tratto di via Nazionale e tracciate le trasversali Via Torino, Via Firenze e Via Napoli, lungo le quali furono costruiti i primi edifici. Più a nord, oltre le mura, era stata costruita tra il 1862 e il 1865, la Caserma Macao, all’interno del recinto del Castro Pretorio, nello stesso luogo dove Tiberio aveva fatto costruire negli anni 22-23 d.C. la sede della Guardia Imperiale.
Il Palazzo del Ministero delle Finanze sorse in un appezzamento di terreno coltivato ad orto di proprietà dei frati Certosini della Basilica di S. Maria degli Angeli. La consegna dell’area avvenne nel 1872 e il 1° aprile di quello stesso anno ebbero inizio i lavori secondo il progetto redatto dall’architetto Raffaele Canevari, il quale aveva rielaborato uno studio precedente proposto dall’ingegnere e imprenditore milanese Luigi Tatti. I lavori durarono cinque anni, molto di più dei 24 mesi previsti, dato che furono rallentati dal ritrovamento di diversi reperti archeologici e anche i costi aumentarono notevolmente rispetto allo stanziamento iniziale di Lire 5.808.000. L’inaugurazione ufficiale avvenne nel settembre del 1877 e il passaggio al Demanio dello Stato il 20 aprile 1881. L’edificio appariva di una grandiosità unica, il più grande di tutta la città, quasi un Louvre romano, dato che in effetti si richiamava ai progetti del Bernini per il Palazzo Reale di Parigi. Anche l’interno si presentava elegantemente rifinito con pregevoli decorazioni realizzate da alcuni dei più noti artisti dell’epoca, come Cesare Mariani, che realizzò gli affreschi della Sala Gialla, Francesco Pieroni, Luigi Martinori, Eugenio Agneni, Virginio Monti, Domenico Bruschi e Davide Natali, che si occupò della decorazione della biblioteca. Un particolare degno di nota è che ogni spazio all’interno del Palazzo è collegato con tutti gli altri con un particolare sistema geometrico ripetitivo di percorsi, che permette di raggiungerne ognuno senza mai uscire all’esterno. Una sorta di segreto che caratterizza l’edificio. Nel corso degli anni successivi vennero costruiti altri Ministeri lungo l’asse stradale costituito dalle attuali Via del Quirinale-Via XX Settembre-Via Nomentana. Dal 1875 al 1889 il Ministero della Guerra (oggi della Difesa), ubicato tra Via delle Quattro Fontane e Via Firenze; vent’anni più tardi (1908-1912) il Ministero dell’Agricoltura, adiacente al Convento di S. Maria della Vittoria e, tra il 1911 e il 1925, il Ministero dei Lavori Pubblici, fuori porta Pia all’inizio della Via Nomentana. Tutta l’area circostante, da Castro Pretorio a Magnanapoli, da Porta Salaria a Termini andò riempiendosi di palazzi per uffici ma anche di case da abitazione. Altri palazzi pubblici furono realizzati prima della fine del secolo lungo la Via Nazionale, che stava diventando la strada più elegante della capitale: il Palazzo delle Esposizioni, costruito tra il 1877 e il 1889 su progetto di Pio Piacentini e il Palazzo della banca d’Italia, iniziato nel 1887 e terminato quindici anni dopo, un monumentale e massiccio edificio disegnato da Gaetano Koch. Tra il1878 e il 1880, infine, su parte del parco di Villa Strozzi, che de Merode aveva acquistato pochi anni prima, era sorto il Teatro dell’Opera.
All’inizio del ‘900 gli abitanti di Roma erano 520.000. L’area compresa tra Porta Pia, Castro Pretorio, la Stazione Termini, l’Esquilino, il Viminale era ormai tutta costruita e altri quartieri stavano sorgendo fuori porta lungo le strade consolari (Flaminia, Salaria, Nomentana) e poi a San Lorenzo, a San Giovanni e a Testaccio. Perfino la zona dei Prati di Castello, dapprima scartata dalle varie Commissioni perché giudicata insalubre, era stata lottizzata ed erano già in corso le prime costruzioni. Nel 1930, sessant’anni dopo la breccia di Porta Pia, Roma contava 1.000.000 di abitanti e la città si era espansa in ogni direzione: i quartieri residenziali abitati dalla media e alta borghesia erano nell’area nord della città, tra Salaria e Nomentana; quelli più popolari a est e a sud, lungo la Prenestina, la Casilina, l’Appia. Oggi, a quasi un secolo e mezzo dalla proclamazione di Roma Capitale, gli abitanti residenti sono 2.800.000, ma a questi se ne devono aggiungere altri 1.200.000 provenienti da altri Comuni della Provincia o perfino da altre Province, che ogni giorno entrano in città per raggiungere il loro posto di lavoro. E’ un numero enorme di persone che transitano quotidianamente in una città in cui è sempre più difficile vivere, spostarsi, parcheggiare, prendere un mezzo pubblico o semplicemente passeggiare. In particolare, una parte rilevante del Centro Storico è stata occupata dalla così detta “Città Politica” con innumerevoli edifici adibiti a uffici ministeriali, e della Presidenza del Consiglio, sedi di partito, uffici per deputati e senatori, sedi di rappresentanza delle Regioni, ecc.. Per questo motivo la configurazione della città è notevolmente cambiata: quella, delimitata dalle Mura Aureliane, è ormai diventata un grande centro contenente molteplici realtà molto spesso non coordinate fra loro e che causano quotidianamente situazioni di disagio per l’intera collettività. Se si aggiunge poi che si è verificato un abnorme sviluppo del Terziario a scapito soprattutto delle attività commerciali, del piccolo artigianato e anche delle case d’abitazione, si comprende come sia quanto mai necessario e urgente un intervento pianificatorio di grande rilievo che ponga fine al caos e al degrado. I Ministeri, infine, fungono da poli d’attrazione per migliaia di persone provenienti dall’area metropolitana, provocando disagi alla circolazione con una notevole produzione di inquinamento e determinando l’invivibilità dei luoghi con conseguente riduzione della residenzialità. Un’interessante proposta di riqualificazione urbana, che l’URIA sta portando avanti, da tempo, dopo attenti studi e analisi sulla trasformazione urbana, riguarda proprio la zona della città oggetto della prima espansione urbana di Roma Capitale, vale a dire quel nuovo asse direzionale di cui si è parlato all’inizio di questo articolo. Si tratta dell’area compresa tra Piazza dei Cinquecento, Piazza S. Bernardo, Via XX Settembre e Porta Pia, una vasta porzione del I° Municipio caratterizzata da una disgregazione della struttura sociale, dal depauperamento della rete commerciale e dall’essere esclusa dai grandi flussi turistici. Tale spazio è un elemento primario della struttura urbana e centro di un rinnovamento dell’abitare nella città contemporanea. E’ necessario, pertanto, un intervento incisivo e risolutivo per ridare respiro e funzioni più equilibrate a questo importante settore di città storica, come occasione non solo di conservazione e riqualificazione, ma anche di sviluppo economico; un insieme d’interventi materiali (progetti) ed immateriali (sicurezza e sviluppo) intenzionalmente integrati ed equivalenti al range dei problemi che si vogliono affrontare.
Il recupero funzionale del Ministero delle Finanze e la riqualificazione del brano di città in esame, pertanto, si pongono i seguenti obbiettivi: la riduzione del disagio abitativo, l’incremento della dotazione dei servizi, la valorizzazione ed il potenziamento dell’offerta culturale, la sostenibilità dello sviluppo, il miglioramento dell’ambiente e della qualità della vita degli abitanti. Non si tratta di un semplice restauro edilizio ma di un’articolata serie di interventi urbanistici e culturali tali da rompere “l’isolamento” del quartiere creatosi nel tempo. La proposta, nel suo complesso, può essere intesa quale intervento di valorizzazione di una zona della città che, prima di veder snaturata la sua immagine, intende riconquistare il proprio ruolo sociale, culturale e turistico. Un grande progetto che vede nella trasformazione del Ministero delle Finanze a spazio museale polifunzionale una vera e propria rivoluzione basata sulla sostenibilità e sulla salvaguardia di valori storici e ambientali. Si tratta di programmare un trasferimento della sede istituzionale, divenuto ormai necessario sia per l’ammoder-namento dei sistemi sia per offrire servizi sempre migliori e più accorpati. Una preziosa opportunità per l’inizio di una dislocazione di funzioni improprie ed una conseguente riqualificazione del tessuto urbano. L’idea fondante del progetto è quella di offrire uno spazio museale dedicato alla conoscenza, alla formazione e alla percezione dove troveranno libera espressione le diverse funzioni attribuibilie illustrate attraverso monitor interattivi e pannelli tematici, i quali potranno variare di contenuto a seconda delle esigenze espositive. Di conseguenza accanto allo spazio museale tradizionale, che onserverà i suoi dettami, verrà prevista l’interazione con le opere esposte attraverso spiegazioni in forma telematica o seminari di approfondimento e comunque attraverso l’utilizzo di una biblioteca multimediale. Verranno inoltre previsti spazi di rappresentanza per eventi e manifestazioni culturali anche in video conferenza, spazi per scambi culturali e l’internazionalizzazione del museo e delle sue mostre; spazi singoli dedicati a studiosi, professionisti, studenti; spazi di ristoro e ospitalità e infine spazi dedicati ai giovani artisti come laboratorio per nuove esperienze artistiche, workshop, ecc..
Il grande Palazzo delle Finanze, quindi, ormai sprofondato nel caos quotidiano, assediato dal traffico, soffocato dai fumi dello smog, guardato distrattamente dai Romani e dai turisti non come un’opera di rilevante architettura, ma solo come un Palazzo del potere, rinascerebbe a nuova vita e rappresenterebbe un polo d’attrazione di straordinario interesse. Questo progetto, inoltre, coinvolgerebbe per forza di cose anche tutta la zona circostante, fino a pensare ad una ricucitura con l’area archeologica delle Terme di Diocleziano e ad una generale riqualificazione di questo settore di città caratterizzato dalla presenza di un inestimabile patrimonio storico, archeologico, culturale e ambientale; verrebbero così coinvolte e riqualificate non solo Via XX Settembre, ma anche Via Goito, Via Cernaia, Largo S. Susanna, Via V. Emanuele Orlando, Via Giuseppe Romita, Via Pastrengo e le piazze adiacenti, con la conseguente modifica del traffico locale che non andrebbe in alcun modo a pesare sulla circolazione veicolare. L’intervento così previsto appare come una vera e propria rigenerazione urbana e cioé un’appropriata risoluzione dei problemi ed un miglioramento economico, sociale, ambientale di un’area soggetta a trasformazione. Infatti da elemento di discontinuità del tessuto urbano andrebbe a riconquistare il ruolo di vera “Porta della Città” e si connetterebbe in modo funzionale con piazza Esedra, che costituisce il primo impatto con la straordinaria monumentalità di Roma percepito da chi giunge in città con il treno e scende alla Stazione Termini. Così il turista appena arrivato verrebbe senza interposizioni a trovarsi davanti alle Vestigia delle Terme di Diocleziano, le quali, così come oggi appaiono nascoste anche alla vista del cittadino romano, domani sarebbero adeguatamente valorizzate. Avremmo così una vera e propria “Porta di Ingresso” adeguata alla città. Un quadrante che, rivisto sotto la luce nuova del progetto di riqualificazione, diventa così elemento pulsante del centro città, un ulteriore richiamo per forme eterogenee di turismo. Infine l’attuazione di un simile progetto potrebbe dar luogo ad altre interessanti iniziative coinvolgenti anche altre parti del centro storico. Un programma che dovrebbe comprendere alcuni tra i punti fondamentali della pianificazione urbana: dal cablaggio degli edifici all’uso razionale del sottosuolo, dalla corretta manutenzione del patrimonio immobiliare al recupero della funzione abitativa, dall’arredo urbano al verde, dalla ristrutturazione della rete commerciale alla mobilità e al piano dei parcheggi. Quello che auspichiamo è una “Città della Cultura” nel centro della città, costituita da edifici storici sapientemente ristrutturati e dotati di alta tecnologia, facilmente accessibile, pulita, moderna ed efficiente, la quale rappresenterebbe un evento importante per i cittadini e per i turisti italiani e stranieri e accorcerebbe senza dubbio il divario che c’è sempre stato tra Roma e le altre capitali europee, restituendo alla città il decoro e la dignità che le spettano.
* Presidente dell’U.R.I.A. – Unione Romana Ingegneri Architetti ** Vicepresidente dell’U.R.I.A. – Unione Romana Ingegneri Architetti
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Il 20 settembre 1870 le truppe piemontesi entrarono in Roma dopo una breve battaglia con l’esercito pontificio. Cadeva così l’ultimo ostacolo all’unificazione dell’Italia e quello stesso giorno aveva termine il millenario potere temporale dei Papi.