| UN GRANDE PROGETTO PER ROMA CAPITALE - Pagina 2 |
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Ma per sistemare il Ministero delle Finanze, il cui numero di impiegati era pari a quello di tutti gli altri ministeri sommati insieme, questa soluzione non era perseguibile. E così, grazie anche all’insistenza di Quintino Sella, politico colto ed economista insigne, allora Ministro delle Finanze, la Commissione di Governo incaricata del trasferimento della Capitale, determinò che la soluzione migliore sarebbe stata quella di costruire un nuovo edificio da destinare interamente all’Amministrazione Finanziaria dello Stato. Inoltre si decretò che l’espansione di Roma dovesse avvenire all’interno delle Mura Aureliane e in particolare sembrò opportuno che la nuova città amministrativa dovesse sorgere nell’area nord-orientale, in quel tratto di campagna compreso tra il Quirinale e Porta Pia. Questo per diversi motivi: innanzitutto perché era un luogo considerato salubre, lontano dalle zone malsane della città bassa vicina al Tevere, dove, soprattutto nei mesi estivi, la malaria mieteva numerose vittime. E poi avrebbe avuto un significato simbolico collocare i centri più importanti della Pubblica Amministrazione, come i Ministeri, lungo il rettilineo della Via Pia (oggi Via XX Settembre), che univa il Palazzo Reale del Quirinale, già residenza dei Papi, con Porta Pia, l’ultimo baluardo della Roma pontificia espugnato dall’Esercito Piemontese. Infine il più valido dei motivi fu probabilmente l’enorme giro di affari che si era creato intorno a quei terreni che nell’arco di brevissimo tempo, da agricoli che erano, divennero aree fabbricabili ed il loro valore venne di norma decuplicato e, in qualche caso, anche centuplicato. Diversi appezzamenti di terreno compresi tra le Terme di Diocleziano, il Viminale e la Chiesa di S. Vitale erano stati acquistati anni prima a poche lire da Monsignor Francesco Saverio de Merode, già cameriere segreto di papa Pio IX , ministro delle armi ed elemosiniere del papa, un astuto e intraprendente immobiliarista. In questa vasta area, che fu poi oggetto di un’articolata convenzione urbanistica (la prima di Roma neocapitale del Regno), era sorta già nel 1863 la Stazione Termini, in un terreno che de Merode aveva acquistato dal Principe Massimo e che un tempo faceva parte della straordinaria Villa Peretti Montalto e, tra il 1864 e il 1866 era stato aperto il primo tratto di via Nazionale e tracciate le trasversali Via Torino, Via Firenze e Via Napoli, lungo le quali furono costruiti i primi edifici. Più a nord, oltre le mura, era stata costruita tra il 1862 e il 1865, la Caserma Macao, all’interno del recinto del Castro Pretorio, nello stesso luogo dove Tiberio aveva fatto costruire negli anni 22-23 d.C. la sede della Guardia Imperiale.
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